Mangiare è la principale attività del cavallo: quanto conta cosa e come sta mangiando? Parliamo di nutrizione equina, accompagnati da una professionista specializzata in questo campo.
Girovagando nei social ho scoperto Eleonora, che combina insieme due discipline molto importanti. Guardando le foto del suo profilo sono rimasta piacevolmente colpita: i cavalli prima e dopo i trattamenti erano davvero diversi e visibilmente più in salute, anche a distanza di tempi abbastanza brevi.
Molto contenta di aver trovato una persona così attenta e appassionata, ho deciso di realizzare questa intervista.

1) Ciao, Eleonora! Presentati e racconta di cosa ti occupi.
Sono Eleonora, sono di origini romane, ma vivo in Umbria, vicino Perugia. Attualmente lavoro in Umbria, Lazio, Toscana, Emilia Romagna, Piemonte, Lombardia, ma mi sposto ovunque al bisogno.
Sono esperta in Osteopatia Animale e in Alimentazione Equina; osteopatia del cavallo e del cane, mentre alimentazione esclusivamente del cavallo. Ho conseguito la laurea in Scienze delle Produzioni Animali, ho fatto un corso di fitoterapia veterinaria, ho seguito Linda Tellington-Jones per cinque anni quando è venuta in Italia, ho seguito i corsi di Doris Henkel Miano e ho seguito dei clinic di Jean Luc Cornille e Gerd Heushmann.
In questo momento sto concludendo la formazione di Animal Communication, comunicazione empatica e interspecifica, per occuparmi anche della parte spirituale. Sappiamo che vale mens sana in corpore sano, è una cosa che riscontro tantissimo anche sui cavalli; spesso vengono scambiati per cavalli con problemi comportamentali, ma spessissimo, se non sempre, c’è una base di incomprensione e di disagio fisico, che può essere puramente fisico come alimentare.
Mi sono appassionata molto all’alimentazione proprio grazie a delle problematiche che mi ha presentato il mio cavallo da giovane, e anche grazie ai risultati che poi arrivavano cambiando alimentazione a cavalli che venivano reputati difficili, “sull’occhio”, molto agitati; in verità erano tutte problematiche alimentari.
Come sappiamo, l’intestino è un secondo cervello: se abbiamo un intestino sano, che lavora bene, avremo una situazione di omeostasi, di equilibrio corporeo.
2) In questa intervista vorrei concentrarmi sull’aspetto della nutrizione del cavallo. Credi sia un aspetto curato oppure viene sottovalutato abbastanza di frequente?
L’aspetto della nutrizione è abbastanza sottovalutato. Ovviamente non voglio fare di tutta l’erba un fascio, perché l’attenzione all’alimentazione varia molto anche a seconda della disciplina e del tipo d’equitazione (monta americana, monta inglese ecc.).
I concetti dove io insisto sono tre. Uno è la valutazione del BCS, il Body Condition Score, la situazione fisica che noi vediamo nel cavallo, cioè le masse, che a seconda del cavallo possono essere più massa muscolare che massa grassa, e viceversa.
La cosa importante è che il BCS non va valutato solo osservando il cavallo, ma anche palpandolo; ci sono cavalli che sembrano grossi, ad esempio cavalli da tiro che sembrano sovrappeso, poi invece andando a palpare il cavallo le coste sono facilmente percepibili e il passaggio collo-treno anteriore è facilmente apprezzabile.
Dunque, innanzitutto, bisogna valutare bene la situazione del cavallo. Le situazioni che riscontro maggiormente sono cavalli magri che hanno difficoltà a prendere peso (ma quelli sono facilmente visibili dal proprietario) oppure cavalli sovrappeso, e quella è la parte più complicata, perché spesso la gente non si accorge che il proprio cavallo è sovrappeso; dice “è tondo, è bello”.
Se nelle persone è più facile vedere una persona sovrappeso, nel cavallo non è così, e purtroppo ci sono cavalli atleti che devono affrontare uno sforzo con una massa importante, perché sono iper-alimentati o perché hanno un’alimentazione sbagliata.
Il cavallo sovrappeso si tira dietro un sacco di problematiche, metaboliche, podali, articolari, rischio di sviluppo di lipomi. Un cavallo sovrappeso è veramente a rischio per la salute, mentre un cavallo magro è un cavallo che sì, non è in salute, ma non è così a rischio; poi dietro i cavalli magri spesso si celano altre problematiche, spesso problemi gastrici, che sono diffusissimi, sia per problemi di stress, sia, soprattutto, per lunghi periodi di digiuno ed eccessivi amidi nella dieta.
Gli altri due punti importanti che secondo me vengono sottovalutati sono la qualità della fibra, dunque del fieno, e la qualità dell’acqua.
Il fieno perché il cavallo è un erbivoro, si ciba di fibra, quindi la qualità del fieno è molto importante. Spesso vado nelle scuderie dove comprano mangimi da 100 euro al quintale, ma fieno o ne danno poco oppure la qualità non è buona.
Il fieno è la cosa più importante in assoluto. Questo è un periodo veramente difficile, perché il costo del fieno ha raggiunto delle vette importantissime, infatti magari al fieno faccio associare delle polpe di barbabietola, wafer di medica, altre fonti di fibra, sia per aiutare a sopperire alla scarsa qualità del fieno in alcune parti, sia al costo.
L’acqua dev’essere potabile, dev’essere monitorato quanto un cavallo beve. Se beve poco ci sono molteplici problematiche, come il rischio di costipazioni. Il cavallo come noi è fatto da più dell’80% di acqua.
È importante la qualità e anche il sapore. Ci sono state delle volte che sono andata in gara che ho dovuto portarmi l’acqua minerale, perché ci sono dei posti dove l’acqua è terribile e i cavalli stavano male e non bevevano.
Anche la qualità dell’abbeveraggio è importante, il beverino dev’essere a livello e con una buona corrente di acqua, deve avere una bella pressione; se ci mette troppo a riempirsi il cavallo beve il minimo indispensabile per dissetarsi, mentre deve poter fare delle lunghe sorsate.
Consiglio sempre, se possibile, un secchio e un beverino. O se no il secchio, se bisogna scegliere, sempre da lavare, facendo attenzione che non ci siano alghe.
3) In linea generica, un cavallo sano senza particolari problematiche cosa dovrebbe mangiare principalmente?
Un cavallo in attività che non ha particolari problematiche mangia un buon fieno, possibilmente un fieno di primo taglio, che a me piace molto, però a seconda delle regioni lo troviamo o meno. Comunque un fieno di buona qualità, quindi assenza di polveri, la giusta morbidezza, la giusta quantità di foglie (poi a seconda se ci sono leguminose o meno avrà più o meno foglie), e un concentrato che non superi il 20-25% di amido, oppure delle miscele, ad esempio avena e girasole.
Quando abbiamo un cavallo che mangia solo fieno, senza possibilità di pascolo, aggiungiamoci un balancer, un nucleo di vitamine e minerali, che abbia anche magari una percentuale proteica, dipende ovviamente dal cavallo.
In generale, se si parla di un cavallo giovane di almeno 5-6 anni d’età, può mangiare un balancer vitaminico-minerale con il fieno, e magari una miscela o un mangime. A un cavallo anziano, come a un cavallo molto giovane, andremo a dare un’alimentazione più sostanziosa.
Diciamo che dopo i 5-6 anni un cavallo che fa un’attività leggera/mantenimento non ha grandi fabbisogni; va bene un mangime nella media, che non supera il 20-25% di amido, ha grassi al 4-5% e il 12% di proteina grezza.
Poi abbiamo mangimi speciali per cavalli che hanno problematiche gastriche, muscolari, miopatie, dove avremo grassi all’8% e amidi sui 10-15%. Dipende anche dalla tipologia di cavallo.
4) Quali sono gli errori più comuni che vengono fatti nella scelta dell’alimentazione?
Il primo errore comune è sottovalutare la fibra, avere del fieno non idoneo. In certe situazioni può succedere, però, che i costi del fieno siano davvero impegnativi; in questo caso si deve andare a sopperire con altre fonti di fibra.
Il secondo errore è un’alimentazione con eccessive quantità di amidi, eccessive percentuali di cereali nella dieta.

5) A livello di elaborazione del cibo, c’è differenza tra una gestione il più naturale possibile (ampio paddock, possibilità di movimento ecc.) e una totalmente in box?
L’elaborazione del cibo sì, può variare a seconda della gestione, ma più di quello dipende dallo stato di benessere del cavallo. Il cavallo può essere anche scuderizzato ma con un buono stato di benessere, dunque box abbinato al paddock, con la sua routine e la sua tranquillità.
Ovviamente, in entrambi i casi, se il cavallo è stressato produce cortisolo, l’ormone dello stress, e questo andrà a impattare su tutto l’organismo, soprattutto sulla parte gastrica; anche in branco, anche in gestione naturale, il cavallo può non sentirsi a suo agio, perché magari non si sente bene con il branco, lo escludono, non lo fanno mangiare.
Spesso mi ritrovo cavalli in gestione naturale sovrappeso, perché sono cavalli che fanno poca attività e che vengono alimentati eccessivamente. Viene sempre lasciato il fieno a disposizione, cosa che è giustissima per il loro apparato fisiologico, ma per quei cavalli che fanno poca attività non è neanche troppo corretto. Bisogna calibrare. Succede anche il contrario, che gli venga lasciato troppo poco da mangiare.
Ovviamente se parliamo di fattrici o puledri al pascolo il fieno va lasciato a disposizione. È un discorso un po’ delicato.
Poi se il branco è equilibrato, omogeneo ecc., non ci sono problemi, anzi, tanto meglio. Però bisogna fare attenzione, ci sono anche situazioni dove c’è disequilibrio nel branco e non tutti i cavalli riescono ad avere accesso al cibo.
6) In quale misura razza ed età del cavallo influiscono sulle esigenze alimentari?
Ci sono molte differenze a seconda della razza. Abbiamo cavalli come il gipsy, il norico, il tpr, cavalli pesanti insomma, che sono cavalli che vengono definiti rustici, poiché riescono a trarre beneficio anche da alimenti più poveri, non hanno un grosso fabbisogno. Ovviamente anche per questi cavalli dev’essere associato un balancer vitaminico-minerale, però sono cavalli sensibili agli zuccheri, e quindi l’alimentazione dev’essere molto accorta, perché da brachimorfi hanno una tendenza facile ad appesantirsi.
Poi ci sono i mesomorfi (ad esempio i cavalli da salto) e i dolicomorfi (i purosangue) che a seconda dell’attività e della condizione fisica hanno una richiesta calorica variabile.
Abbiamo sì differenze a seconda della razza, soprattutto tra i cavalli pesanti e quelli da sella, già questa è una bella differenza.
Ci sono anche differenze che riguardano l’età e la funzione. I puledri in crescita hanno un determinato fabbisogno, che poi si riduce da adulti, ma dipende anche da che attività fanno.
Il cavallo anziano spesso viene sottovalutato. Lo si mette a fieno, perché si pensa “tanto sta fermo”, invece ha un fabbisogno importante. Il cavallo anziano ha bisogno assolutamente di un aiuto; spesso aggiungo un mangime di mantenimento o un mangime apposito per cavalli anziani (fibroso, molto digeribile, con probiotici ecc.). Non è normale che un cavallo anziano sia magro.
Poi c’è la fattrice in lattazione che ha un fabbisogno molto importante, è il fabbisogno più elevato in assoluto.
7) C’è un caso su cui hai lavorato che ti è rimasto particolarmente impresso?
Mi sono rimasti impressi due grossi casi. Uno riguarda uno stallone che dopo un’adenite equina (streptococco) aveva sviluppato una miopatia immuno-mediata, c’era una prognosi abbastanza nefasta. Con l’alimentazione, la fitoterapia e le manipolazioni il cavallo è tornato anche in gara.
Un altro caso è una cavalla con un forte enfisema polmonare, quindi bolsa, sottopeso, che è rifiorita grazie all’alimentazione abbinata alla fitoterapia. Comunque tutti mi danno belle soddisfazioni. Se devo proprio dirne uno direi lo stallone con la miopatia immuno-mediata, è stato veramente un recupero importante, prima del trattamento lo volevano addirittura sopprimere.

8) Da cosa possiamo notare che un cavallo sta o non sta seguendo un’alimentazione adatta a lui?
Possiamo notare che il cavallo non sta seguendo un’alimentazione corretta da un BCS non corretto, dunque è sottopeso o sovrappeso, e poi dalle feci chiare e maleodoranti. Chiare indicano un ph acido, se presentano un forte odore pungente vuol dire che c’è qualcosa che non va, o c’è qualche alimento che il cavallo non tollera.
Oppure l’alimentazione scorretta si nota dalle feci non ben formate o dal fatto che il cavallo ha difficoltà nel gestire l’energia.
9) Come si svolge una tua consulenza sull’alimentazione?
La consulenza sull’alimentazione si svolge in presenza ma anche a distanza; vado a valutare il BCS, il tipo di gestione dell’animale, il tipo di attività, il tipo di cavallo, l’età, il fieno, il tipo di abbeveraggio, il tipo di mangime attuale, quali sono gli obiettivi della persona (ad esempio se vuole un cavallo più attivo).
Il cavallo viene misurato con un metro fatto apposta per dare una stima del peso. Da lì il cavallo viene monitorato, io sono sempre pronta a rispondere al telefono per eventuali modifiche e aggiustamenti. La dieta viene fatta anche in base alla gestione del posto, a qual è la disponibilità nel somministrare qualcosa e anche alle capacità economiche del proprietario; abbiamo piano A, piano B, piano C a seconda di quello che una persona può prendere.
Se il cavallo è in una situazione un po’ complicata preferisco sempre vederlo, negli altri casi faccio anche a distanza.
10) C’è qualcosa che ti senti di aggiungere? Un consiglio, una riflessione?
Informatevi sempre. Non vi fermate a “il mio istruttore fa così”, “qua si è sempre fatto così”: studiate la fisiologia del cavallo, l’anatomia, com’è fatto, com’è costruito il suo apparato digerente. E guardate il cavallo come risponde, non generalizzate, è tutto molto soggettivo, dipende molto dal tipo di cavallo.

È ormai chiaro, parlando di benessere, che corpo e mente devono stare bene insieme. È sempre importante, quando necessario, valutare lo stato dei cavalli con il supporto di professionisti.
L’alimentazione, come abbiamo compreso, è uno di quei fattori che influenzano sia l’aspetto fisico che quello psicologico.
Ti invito a seguire Eleonora, i suoi consigli e le sue esperienze! Naturalmente puoi contattarla per una consulenza personalizzata.
Instagram: @russo_nutri.benessere_animale
Cellulare: +39 338 716 7307
Grazie, Eleonora, per il tempo che mi hai dedicato e per l’aiuto che dai ai cavalli ogni giorno!
© La voce dei cavalli

Va bene a dare 4/5 volte a sett la crusca?
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Ciao! A fine intervista trovi i contatti di Eleonora per una consulenza. Bisogna considerare diversi fattori.
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